lunedì 7 giugno 2010

Claudio Di Scalzo detto Accio: Chi ha ucciso Durruti? Bacheca delle rivoluzioni 1


   
                                                                      Madrid 1936






Claudio Di Scalzo detto Accio

CHI HA UCCISO DURRUTI?


L'occasione per uno straordinario risveglio anarchico fu di certo la guerra civile spagnola: tra il 1936 e il 1937, l'essenziale della difesa contro il franchismo fu diretto proprio dagli anarchici spagnoli. In molti, successivamente, furono eliminati oltre che dai franchisti, dal partito comunista spagnolo. Furono le colonne comuniste-staliniane, che nella sola Barcellona, tenuta in mano dagli anarchici, liquidarono fisicamente più di 500 militanti e dirigenti; scomparvero così figure come quella di Camillo Berneri, italiano, ucciso a Barcellona nel 1937. Per tornare alla foto, mai chiarita, però probabilmente da cercare tra gli sgherri staliniani, la causa della morte di Bonaventura Durruti. Uomo dell'anarchismo mondiale, indimenticabile compagno.

 Questa bacheca, che ha anche un moto sentimentale, verso l'immaginario rivoluzionario, sarà magari una piccola scheggia, scheggia di tempo rosso, grande gemma negli occhi!, ma alla quale mi dedicherò. Spero che anche il mio amico Claudio Di Scalzo mi dia una mano, è tempo che torni dove gli batte la punta del cuore. Lasciando da parte l'individualismo tutto riversato nelle chimere.




Il magazine sarà on line a fine giugno





domenica 30 maggio 2010

Claudio Di Scalzo detto Accio: Letterina sul comunismo come avventura tragica o comica

    







Claudio Di Scalzo detto Accio

LETTERINA SUL COMUNISMO PER I LETTORI NAVIGATORI

 Il Comunismo è anche un romanzo d'avventura, di teorie bislacche e indovinate, di gesta e fallimenti, di vite illustri e non illustri, e tutto ciò è stato ridotto a caricatura, non in avventura umoristica il che sarebbe già un alto risultato (fra l'altro sul Comunismo si deve anche ridere, lo facevano gli stessi praghesi o russi o polacchi e non vorrei che sul gulag come sul campo nazista non si potesse mai usare il riso) sia da chi ha proseguito a crederci - nel comunismo - in ambito intellettuale e giornalistico (in genere, dico, in genere) sia da un esercito di pentiti con un astio e un livore che appare spesso ridicolo! (non umoristico!). Anche perché in ogni "romanzo" se tutti sono pentiti non funziona! Dal tragico cercato, fortemente voluto si finisce nella parodia. E l'umorismo nascosto riemerge come piagnisteo.

Con COMUNISMO TRANSMODERNO cerchiamo di salvare e ri-raccontare questo "romanzo". E ovviamente, come capirete, una cosa è Lenin e una cosa sono i comunisti nostrani anche e i loro giovani discepoli. Però anche tra i pentiti le misure divergono: una cosa è Koestler e Silone un'altra chi ha ucciso e poi ha aderito a Comunione e Liberazione o chi dai marxisti-leninisti è passato con Forza Italia.

Negli anni Settanta diffondevo in Lotta Continua a Pisa i ciclostilati dei dissidenti. In tanti che poi sono diventati di Destra, anche estrema, ad esempio integralista cattolica! mi richiamavano all'ortodossia!... E sono rimasto comunista. E proseguo a mettere accanto a Marx sia Bakunin che Stirner che la truppa dei socialisti utopisti. E legame saldo con le avanguardie comuniste surrealiste-situazioniste-lettriste-neo-dadaiste!

Sono loro il dissenso più proficuo nei confronti del totalitarismo. Questo viene assolutamente occultato. Non pentirsi è bello! cari navigatori, come in Amore. Consiglio:  invece di guardare all'indietro verso Stalin o l'URSS,  di guardare chi di plusavalore soccombe e muore ogni giorno compresi i pesci nel Golfo del Messico.


             




  

lunedì 24 maggio 2010

Claudio Di Scalzo detto Accio: Poeta saldatore: Penso al trinciato di giorni da fumare. E cerco Sara Esserino... maggio 2010

 

Cds, "Poeta Saldatore a maggio", acquarello - a Sara Esserino 







Claudio Di Scalzo detto Accio

IL POETA SALDATORE CERCA SARA ESSERINO


Oggi sul treno che va verso Venezia penso a Sara Esserino. Al nostro appuntamento. La troverò dolce o amara? Vado a saldare poesia e follia in gelateria la più bella che ci sia sul canale dove leccare quanto è vivo che sembra ferito di zucchero privo. Leccato quando c’era da leccare mi metterò a fumare il trinciato minuti ore giorni dei nostri scambi telefonici. Bella pipata con raglio a maggio accidentata e nella nuvolaglia sarò saggio nell’amor paglia aggrappato al raggio che sicuramente mi colpirà sotto un arcobaleno di verità.

Simbolico. Penso questo ma siccome son bugiardo non sono sul treno ma in auto, Mini Cooper crema fra l'altro, e vado a Mestre, a 170 km orari, e da lì col traghetto verso Sara Esserino alla quale farò una bella sorpresa nel cono del sorriso. All’uscita dagli studi con il quartetto, la flautista, mi troverà lì e fumeremo insieme, lei le sue sigarette decò, e insieme ci salderemo nell’albergo più ricamato della città con vista sul porto dove un altro Poeta Saldatore che son sempre io avrà sbagliato mezzo di trasporto e sul molo deserto solo soletto dovrà tornare indietro e come quello sul treno fumare il trinciato di telefonate a maggio future e passate e non le esili sigarette di Sara Esserino che invece di farti respirare peggio ti aprono i polmoni all’autentica voce del TI SALDO TANTO…IN FINTA CENERE E TINTA INCANTO!


(Ritrovo oggi 30 dicembre 2018, in partenza per Venezia, un testo illustrato per Sara Esserino del 24 maggio 2010. Dopo un litigio l'andavo a raggiungere per fare "pace". M'inventai Poeta Saldatore. Ed il bello era che davvero fumavo trinciato per farla innervosire e veramente avevo nel baule dell'auto saldatrice e maschera. Le avevo promesso di risolvere un problema alla sua ringhiera veneziana. E se non mi avesse aperto la porta di casa, avrei preso alloggio in un albergo veneziano di lusso, e a notte avrei fatto serenate col trinciato e la saldatrice sotto la sua finestra. Questo è uno degli episodi che nel nostro legame son diventati "leggendari". Come neodadaismo sovversivo verso socialdemocratica latinista e mozartianamente, allora, neoclassica )




Sara Esserino nel 2010

che diventerà Sara Cardellino la Domenica delle Palme 2017

"La Donna che visse due volte nel cuore dello stesso uomo"

Poeta Saldatore Accio - 24 maggio 2010

 Autostrada - Traghetto... Cellulare.... Sara Esserino son qui... 




  

domenica 23 maggio 2010

Claudio Di Scalzo detto Accio: Vis-à-vis con Parvus bis



                     Parvus





Claudio Di Scalzo detto Accio

VIS-A-VIS CON PARVUS BIS


L’altro giorno ho ripensato a Aleksandr Gelfand detto Parvus. Un rivoluzionario che ispiro Trotsky e la sua teoria della “Rivoluzione permanente” e che poi fini i suoi giorni da capitalista nella Berlino del 1924 e probabilmente sul libro paga dei servizi segreti tedeschi, ove governava il socialdemocratico Ebert sui teschi: degli spartachisti Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht scannati dai protonazisti Freikorps al servizio del ministro della difesa Noske. Tira le cuoia, Parvus nel pus, nella sua lussuosa villa costruita sopra un isolotto della Vannsee. 

Ho cercato un suo scritto pubblicato a Berlino nel 1919 in cui criticava la Rivoluzione d’Ottobre: con accostamenti alla rivoluzione francese fase robespierrista che ogni reazionario borghese, frettolosamente, metterà in lista: dopo. Compreso Trotskij che lo farà lungamente. Lo riporto in calce. Pur avendo avuto un ruolo nel rientro in Russia, sul famoso treno blindato, di Lenin, ritorno che porterà alla Rivoluzione d’Ottobre, e nel movimento operaio di inizio secolo, Parvus è del tutto obliato. Perché ho pensato a Parvus? Non lo so. Forse l’ho sognato. Ha nome da personaggio di melodramma. E la rete m’informa che su di lui hanno scritto qualche biografia romanzata poco letta, e che Sergio Romano ne scrive nella sua rubrica sul Corriere della Sera. Però uno come Parvus deve stare su Facebook, con il suo ghigno mefistofelico, altroché; ed esser trovato, al limite, quanto poeti e poetesse con i loro acerbi versi; perché insomma!, anche se visse un’esistenza ambigua, aveva pur ispirato il “profeta disarmato” della IV Internazionale e i sicari staliniani ne usavano il nome per accusare di ogni nefandezza gli oppositori politici comunisti. Sia dato a Parvus quel che è di Parvus dunque, il suo volto e la sua figura torni tra noi come personaggio da romanzo. 


                                                                             Parvus




(…) e la rivoluzione russa, simile in questo alla grande Rivoluzione Francese, attraverso il dominio degli intellettuali, degli uomini del dogma con il loro regno della razionalità e il loro terrore di massa, sfocerebbe in una sorta di cesarismo. (Der Arbeitersozialismus und die Weltrevolution, Berlin, 1919)



  

giovedì 20 maggio 2010

Facili aforismi sul Comunismo per i bambini in Rete. Cura Claudio Di scalzo detto Accio




                                     






Pier Paolo Pasolini
Bandiera Rossa, ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli.

Karl Marx
Che ciascuno dia secondo le proprie capacità, che a ciascuno sia dato secondo le sue necessità.

Karl Marx
Il comunismo non toglie a nessuno il potere di appropriarsi dei prodotti sociali; toglie soltanto il potere di soggiogare il lavoro altrui mediante questa appropriazione.

Karl Marx
Il comunismo, per noi, non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente.

Karl Marx
L'ideologia dominante è sempre stata l'ideologia della classe dominante.

 Michail Bakunin
La libertà senza socialismo è privilegio, ingiustizia; il socialismo senza libertà è schiavitù, barbarie.

Carlo Cafiero
Non solo l'ideale, ma la nostra pratica e la nostra morale rivoluzionaria sono eziandio contenute nell'anarchia; la quale viene così a formare il nostro tutto rivoluzionario. È per ciò che noi l'invochiamo come l'avvenimento completo e definitivo della rivoluzione; la rivoluzione per la rivoluzione.

Ernesto Che Guevara
Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia, commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo. E' la qualità più bella di un buon rivoluzionario...

Karl Marx
Uno spettro si aggira per l'Europa, è lo spettro del comunismo.



a cura Claudio Di scalzo detto Accio




  

giovedì 13 maggio 2010

Marc Chagall: "Pace ai tuguri guerra ai palazzi". Album del Comunismo 2 - A cura di Claudio Di Scalzo detto Accio








Il pittore Marc Chagall interpreta, in questo disegno, la vocazione del proletariato russo più cosciente ad andare oltre la rivoluzione del febbraio 1917. Rivoluzione anche appoggiata dalla borghesia russa per consentire uno sviluppo economico al paese. L’uomo grida. “Pace ai tuguri, guerra ai palazzi”. Invocazione e motto che già era comparso nel socialismo ottocentesco e nel ’48. Ben presto arriverà l’Ottobre rosso dei bolscevichi che metteranno fine alla presenza della Santa Russia nel conflitto mondiale. Il pittore Marc Chagall abbandonerà la Russia anni dopo. Sia per dissenssi verso l’ala dei pittori cubisti e maggiormente dentro al disegno egemonico bolscevico, sia per esigenze derivanti dal suo essere ebreo e artista con una spiccata poetica individuale.

(a cura di Claudio Di Scalzo detto Accio)



  

domenica 9 maggio 2010

Claudio Di Scalzo detto Accio: “Trotskij attore a New York”. Album del Comunismo 1

 

                                                           





Claudio Di Scalzo detto Accio

TROTSKIJ ATTORE A NEW YORK


A New York, in esilio, Lev Trotskij fece l’attore. Questa la testimonianza comparsa sull’Herald Tribune nel 1932. “Leone Trotskij, il signore della guerra rossa, non aveva sex-appeal davanti alla macchina da presa. Non l’aveva proprio, dice Harry T. Morey, il Clark Gable desi suoi tempi, che lavorava accanto a Trotskij nel film La mia moglie ufficiale. Racconta ancora Morey: Trotskij era un extra pagato cinque dollari al giorno. Doveva anche sovrintendere all’atmosfera russa, perché il film era ambientato in Russia e si pensava che lui dovesse sapere ciò che andava bene e ciò che andava male. Io ricordo Trotskij come una persona riservata, quasi timida, che sembrava fuori dal suo elemento. Come attore era una frana perché non aveva una personalità particolare. Ma se vi capitava di parlargli, non sembrava più un tipo comune; vi colpivano la sua vasta cultura, le sue maniere, le sue idee personali. Parlava un buon inglese con un leggero accento straniero. Discorreva di cose di tutti i giorni; mai di socialismo Né di politica, per quanto ricordi”.