martedì 15 marzo 2011

Claudio Di Scalzo Tellus. Andrea Pazienza: L'America. Antologia 1







L'America


È un posto dove mi è stato chiesto di andare. Io volevo andare in un'isola dei mari del Sud, ma... l'America, vada per quest’America. Quando sono partito per New York, senza nessuna voglia, mi attirava solo l'idea di fare il viaggio in aereo, questo lungo viaggio in aereo, come un bambino quando va alla giostra: il divertimento è stare sul trabiccolo, tutto il tempo che intercorre durante gli spostamenti all'interno di questa giostra è tempo perso. Arrivato a New York, sono saltato su un trenino perché ho sbagliato, non ho preso il pullman, dall'areoporto Kennedy ci siamo fatti tutta la sotterranea, quindi non abbiamo visto niente dell’attraversamento del Bronks.

Sbucato sulla 42ma, perché il nostro appartamento era nel punto ideale dove pianterei un compasso per fare un cerchio comprensivo di Manhattan... Eravamo ospiti... 42ma strada, il cuore pulsante, era fantastico, 40 giorni in questo posto stupendo, tutte le volte che uscivo era New York proprio New York. Chilometri a piedi, sbalordimento, i grattacieli di vetro che triplicano il cielo e te lo portano fin nel buio più profondo delle streets, effetto molteplice, distorto, perché adesso li fanno con delle curve paraboliche incredibili.

Poi ci sono gli spazi che sono selvaggiamente incontaminati, le strade con gli scoiattoli nel cuore di New York, dove ci sono tre alberi ci sono gli scoiattoli e sono scoiattoli del bosco di 700 anni prima o meno di 180 anni fa, peggio ancora. L'America è stata fantastica.

Poi sono stato in pellegrinaggio a Woodstock, perché io vado nei posti dei concerti con dieci anni di ritardo. L’anno prima all’isola di White, vento gelido, traghetto mortifero, tempo pazzesco, dieci anni dopo, dov’è, dove sono tutti? Idem a Woodstock, dove ora invece vive una comunità di artisti.


Andrea Pazienza

Da L’autore e il fumetto, 4-5, 1980, Editori del Grifo.


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  (Claudio Di Scalzo www.olandesevolante.com)



                                                              Ehi...cazzabuboli Labos...
                                                                  gavèi de Murbegn..
                                                                  barbon arrafa scritti 
                                                               minchia mia in culo a tia...

(dal fumetto-collage "Le fenomenali avventure della Banda Labosotti. Tradotte dal francese
da Ivagna Lo Cencio"